mercoledì 18 marzo 2015

Recensione: L'uomo di Marte

Attenzione: seguono spoiler sulla trama

Quando mi è stato regalato questo libro, due cose mi sono subito saltate all'occhio. Per prima cosa, la descrizione: il testo è presentato come un incrocio tra Gravity e Robinson Crusoe (o, secondo l'agente letterario di Andy Weir, tra Apollo 13 e Cast Away). Poi, sulla quarta di copertina, l'annuncio che dal libro sarebbe stato tratto un film diretto da Ridley Scott con Matt Damon nel ruolo del protagonista Mark Watney.
Il romanzo inizialmente è stato pubblicato a puntate sul sito personale dell'autore, e poi, su richiesta dei fan, in formato ebook su Amazon al prezzo minimo possibile, 99 centesimi. In pochi mesi il libro riuscì a vendere 35000 copie in soli tre mesi, iniziando così a catturare l'attenzione delle case editrici.
Il volume è ricco, ma veramente ricco, di tecnicismi. Lo sforzo dell'autore di rendere tutto il più plausibile possibile è senza dubbio lodevole, ma purtroppo l'abbondanza di spiegoni potrebbe rendere la lettura ostica per buona parte del pubblico. Inoltre, non mancano alcuni piccoli errori scientifici. Per esempio, all'inizio Mark è abbandonato sul pianeta rosso in seguito a una tempesta. Mentre su Marte simili bufere possono effettivamente raggiungere elevate velocità, la sottile atmosfera marziana impedisce che esse possano avere gli effetti devastanti descritti nel libro. Poco dopo, Watney dichiara che un esposizione al vuoto senza tuta potrebbe farlo "esplodere". Nonostante sia un'immagine spesso usata nel mondo del cinema di fantascienza (un esempio su tutti, Mission to Mars), si tratta di una leggenda metropolitana senza basi scientifiche: un corpo umano potrebbe davvero sopravvivere (anche se non per molto) a una decompressione senza esplodere istantaneamente. Infine, un'astronauta afferma che in caso di fallimento della missione sarebbe stata l'unica a sopravvivere grazie alla carne dei compagni suicidatisi tramite le famose pillole (mito smentito da Jim Lovell nell'incipit del suo resoconto dell'avventura da lui trascorsa durante la missione Apollo 13). Per finire, non credo che nutrirsi dei resti di persone morte avvelenate sia qualcosa di salutare.
Per me, il punto più debole di tutta la storia è proprio il protagonista, Mark Watney. Nonostante certe sue battute mi abbiano fatto ridere di gusto durante la lettura, per il resto il personaggio mi è parso troppo statico, senza una vera e propria evoluzione. Il fatto che avesse quasi sempre una soluzione pronta a tutto non ha aiutato molto (molti recensori l'hanno paragonato a MacGyver più che a Robinson Crusoe). Al contrario, ho trovato molto più coinvolgenti le parti più simili a un romanzo normale, ovvero quelle dedicate alle vicissitudini dei membri della NASA e degli astronauti costretti a lasciare Mark su Marte.
Il finale è stato molto coinvolgente e ricco di suspense, ma il tutto purtroppo è stato rovinato dall'ultima riflessione filosofica di Watney, che nonostante le buone intenzioni mi è parsa estremamente fuori posto: avrei trovato molto più adatta qualcuna delle sue esilaranti battute. 
Non fraintendetemi, come libro è piacevole, ma credo che sul grande schermo esso possa funzionare ancora meglio: non ho apprezzato molto gli ultimi lavori di Ridley Scott, lo ammetto, ma se verrà fatto, come immagino e spero, qualcosa sulla scia dei due più popolari film ambientati nello spazio degli ultimi anni, il già citato Gravity e Interstellar, potrebbe venir fuori una gran bella pellicola.

Voto finale: 
★★★☆☆

giovedì 12 marzo 2015

Addio, Terry.

«ALFINE, SIR TERRY, DOBBIAMO CAMMINARE INSIEME.»
Terry prese Morte per mano e lo seguì attraverso le porte e nel deserto nero sotto la notte infinita.
Fine.

Così l'account twitter ufficiale di Terry Pratchett ha comunicato che l'autore della saga del Mondo Disco è scomparso a soli sessantasei anni a causa di complicazioni legate al morbo di Alzheimer di cui soffriva.
Addio, Terry. Non ti dimenticheremo mai.